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Self-Made Design against the crisis

Chi di noi non ha  un amico che si autodefinisce, o oggettivamente lo è, un creativo?

Io mi sono chiesto fin dal primo momento, cosa significasse esattamente questo termine “creativo”, a quasi dieci anni una risposta esatta non sono ancora in grado di darla.  E’ un po come quando mi viene chiesto da nonno, dopo ormai 5 anni, “ma tu cosa hai studiato?”, beh nonno ho studiato DESIGN. Sguardo completamente assente, seria difficoltà nel ripetere quella parola strana, cerca gli sguardi sfuggenti di mia madre per cercare un appoggio, poi come al solito finisce per cambiare argomento.

Non è quindi che la sua sia una colpa, ma una strana piega che ha preso il termine “DESIGN” nel tempo. La diatriba sul termine è durata anche troppo tempo,  ma sono convinto che finalmente la percezione stia cambiando.

Ho questa sensazione non da molto tempo, diciamo da qualche anno dopo l’inizio della tanto pubblicizzata “crisi”. La percezione del termine design era legata principalmente ad un concetto di “lusso” o se vogliamo “esclusività”. La “crisi” ha posto in parte fine a questo concetto, è stato molto d’aiuto il rafforzarsi del concetto di ECO-DESIGN.. Ma come??? Design che vuol dire lusso… ecologico?? allora forse ci siamo sbagliati sul termine?

Il DESIGN inoltre è sempre stato concepito come quella performance ARTISTICO-TECNOLOGICA tale da creare un oggetto che alla fine risulti un misto tra un pezzo da ammirare e uno che non svolga minimamente la funzione da cui prende il nome.

Cioè mi state dicendo forse che il vecchio artigiano della bottega nel centro cittadino che costruiva mobili a mano…. era un designer??

Lo stesso designer che nella mentalita’ comune era ritratto come la STAR?

Ebbene si, io sono convinto che si debbano fare parecchi passi indietro,  che tutte le persone che si sentano “creativi” o “designer” tornino a mettere mano fisicamente alle loro idee, come si faceva un tempo, io sono convinto che..

 il self-made design salverà il DESIGN.

THE JUICY summer self promo

wordpress caroline

THE TUBE

Il primo punto di forza di “THE TUBE” è l’essere realizzata con materiali di recupero, quindi a basso costo; L’effetto è piacevole ed essenziale, e ottenerlo è tutt’altro che difficile: la struttura della lampada la rende davvero facile da montare. Inoltre, “THE TUBE” non richiede l’impiego di grossi spazi e grazie anche al suo design semplice ed originale si presta ad essere impiegata in qualsiasi destinazione. 

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the market show

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Bastava pensarci c*zz*!!

Bastava pensarci c*zz*!!! Era cosi scontato che dovevo assolutamente pensarci io per primo!!
Quando mi trovo davanti ad un oggetto, relizzato o meno, anche solo una semplice idea e mi ritrovo
a dover ripetere sempre quelle due esclamazioni, sono sicuro di trovarmi davanti ad un “progetto”.
Si tratta di una categoria di oggetti molto vasta, ed alcuni solitamente posseggono il requisito di
rientrare nel gruppo delle idee cosi banali ma allo stesso tempo tanto geniali che nessuno ci aveva pensato,
ma lo nascondono sotto ad un look talmente “disegnato”, che la loro geniale funzione principale passa in secondo
piano, soprattutto in una “societa’ dell’immagine” come la nostra.
Il fatto che riportare alcuni esempi di quello che sto dicendo, sia particolarmente diffice, conferma la tesi che
nel mondo del design sempre più spesso si parte con l’idea che sia già stato progettato tutto e in qualsiasi modo.
Un esercizio che faccio solitamente per riconoscerli tra il mare di oggetti che ogni giorno catturano la mia attenzione,
consite in: 1.spogliare l’oggetto dal suo “vestito”, 2.riuscire a capire l’effettivo utilizzo, 3.capire se è effettivamente
una idea a cui ci si poteva veramente arrivare oppure no.
Forse sarebbe meglio riportare alcuni esempi cosi ci si capisce meglio, e il senso sarebbe quello di identificare il
maggior numero possibile di questi oggetti.

 

 

 

Un mestiere Inflazionato….

Cerco di utilizzare il termine “inflazione” senza la minima connotazione economica a cui ci hanno ormai abitauta da qualche tempo.

La utilizzo invece in riferimento al mio lavoro anche se non ho una vera e propria parola per definirlo.. poiche’ appartengo a quella categoria di persone che sposano la filosofia per la quale non vuol dire per forza che fare mille lavori significhi per forza farli tutti male, al contrario di coloro che preferiscono passare la propria  esistenza specializzandosi in un solo campo rischiando oggi di sembrare senza dubbio dei NERD.

Ogni giorno centinaia di immagini ci invadono la testa che siano social network, televisioni, giornali, riviste, qualsiasi cosa oggi DEVE essere rappresentata, probabilmente perchè nessuno ha piu’ voglia di leggere o interpretare. La difficolta’ del mio lavoro cosiste proprio nel collaborare a produrre tutta questa immensa spazzatura di immagini.

La maggior parte delle immagini è composta da fotografie, raffigurazioni, si vedono immagini considerate “iconiche” trattate in cosi tanti modi che ormai ci dimentichiamo addirittura da dove provengano. Per non parlare poi di chi sposa la filosofia del “less is more”, condivisibillisma per carità non vuol dire affatto che intrpresa quella strada ci si è gia distinti. No affatto.

Tutto questo giro di parole per dire che, non voglio combattere l’uniformita’ del movimento grafico, ma voglio parteciparvici, e non con l’intento di  distinguermi, ms con l’intento di passare inosservato.

 

L’importanza dello sketchbook

Tutte le volte che mi trovo a dover iniziare un progetto, di qualsiasi natura esso sia, un nuovo allestimento commerciale,
un nuovo oggetto, anche semplicemente una sola idea grafica, vuoi per “abitudine accademica” vuoi per praticità devo in
qualche modo visualizzare tramite schizzo cio’ che vorrei realizzare.
L’importanza di uno sketchbook non l’ho mai capita fino in fondo e l’idea di buttare giu uno schizzo su qualsiasi supporto
cartaceo mi capitava sotto mano era tanto creativo e romantico quanto uno spreco di una sorta di archivio personale di idee.
Per questo motivo ho recentemente deciso di abolire le mie barriere nei confronti di uno sketchbook “ufficiale” per
approcciare ad uno sketchbook più sentimentale immediato e personale.
La paranoia di imprimere qualcosa ti terrificante affianco ad una rappresentazione di una buona idea non deve proprio fare
parte della concezione di uno sketchbook “creativo”.Nelle scuole italiane e credo anche europee di Design non esiste il
culto dello sketchbook, che senza dubbio durante una esposizione o durante una presentazione potrebbere essere un validissimo
alleato, contiene tutti i processi che hanno portato al risultato finale compreso tutta la parte di braistorming che va
a completare un progetto. Dal punto di vista strettamente grafico e commerciale ci sono sempre più mostre o libri basati su raccolte
di sketchbook. Ho deciso che d’ora in poi tutto iniziera’ e sarà riportato su sketchbook in un primo tempo sarà molto personale e non
credo vorrò farlo vedere a nessuno ma un giorno probabilmente potrei anche pubblicarli chi lo sa….

A me piace, non mi piace più.

L’ottenere in qualche modo una certa forma di libertà di espressione è stata una dura battaglia di qualsiasi idealismo da quando l’uomo è diventato, come dire, un essere pensante a tutti gli effetti. Come tutte le conquiste, inevitabilmente possiede pro e contro e, con il passare del tempo sembra che, la libertà di espressione e  il suo diventare estremamente POP, nel senso più stretto di “popular”, abbia fatto decisamente male a questo sacrosanto diritto di ogni persona. Confondiamo sempre più spesso la libertà di espressione con l’avere la possibilità’ di esprimere qualsiasi tipo di giudizio in qualsiasi ambito semplicemente perché ci sentiamo padroni del libero arbitrio, quella capacità che ci consente di ritenerci in grado di poter dire questo mi piace questo no. (i social network in questo caso non potévano trovare un tastino migliore per dare la possibilità’ di esprimere questo concetto). Ecco, il punto al quale volevo arrivare è proprio questo, quando io sento pronunciare le fatidiche parole, non mi piace punto, rimango sbigottito dal fatto che le emancipazioni di ogni tipo portino considerare il proprio ego e la propria capacita’ di giudizio al di sopra di ogni costruttiva e ponderata riflessione. Ci sentiamo in dovere e in condizione di poter esprimere un parere su tutto. Ebbene questo lo trovo corretto solo nella misura in cui la tanto sudata libertà’ di espressione sia argomentata e giustificata. Avete mai sentito dire a me piace o a me non piace perchè… beh io di rado e sempre meno spesso.

Tutto questo super pippone perché mi piacerebbe venisse in qualche modo valorizzata la libertà’ di espressione e non per reprimerla e,  quando ognuno di noi esprima un qualsiasi tipo di parere lo faccia argomentando le proprie scelte e che lo faccia se si sente in grado di sostenere un qualsiasi tipo di cosciente motivazione…. Magari sarebbe interessante che ci fosse il tastino.. mi piace perché… piuttosto che il… non mi piace più…

THE JUICY WITH ROCCO TAMBLE’ FOR PADOVA VINTAGE FESTIVAL

DESIGN SAYS HELLO!

Sono nata il 1962 a Milano, e per tutta la mia vita ho avuto questa sensazione di sospensione, forse perchè divisa tra due padri, Achille e Pier Giacomoal secolo Castiglioni. Sono cresciuta in un “Arco” di tempo teso all’infinito, contrapposta alla mia coerente e solida base che mi ha sempre consentito di restare in equilibrio tra passato, presente e futuro. La mia vita sulle riviste è cominciata presto, grazie a mia madre Flos, condividevo le pagine patinate con modelle come Twiggy o con la Fiat ‘500. Tante cose belle perse nelle pagine del tempo e che rivedo solo oggi, chiamate vintage. Sono sempre stata flessibile alle mode, ma penso anche di aver illuminato persone importanti per qualsiasi epoca.

Oggi vivo la mia vita di icona dello stile in maniera leggera. Sicuramente non sono mai stata molto democratica, ma vedo al giorno d’oggi che dalla Cina alla Svezia cercano di imitarmi, e mi rendo conto di quanto fortunata sono ad essere italiana.
Un caldo abbraccio di Luce
Lampada Arco

di Marco Juicy Miotto e Rocco Blanco Tamblè

Design a confronto nel workshop con Paolo Favaretto e Joe velluto, che si terrà sabato 10 al Vintage Festival.

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